CRITICA 1

Mostra personale intitolata " Gaia i colori dell'anima"

Galleria 'El Aguila" Managua - 14 Aprile 2004

Descrivo la sua opera piena di grande dinamismo grazie all'utilizzo di materia prima come la terra, la sabbia, gesso e nello stesso momento la foglia d'oro e cera d'api, che abbinati al colore ed il suo talento, originano un intarsio tra forma e colore tali da suscitare nello spettatore speciali emozioni.

Nei suoi ultimi lavori datati 1999 - 2004, ho potuto apprezzare tutto l'incanto che ne deriva dai paesi dove e' passato, che siano paesaggi o flora ma sopratutto le sue genti, nelle cui opere possiamo riconoscere ambientazioni orientali e ultimamente americane.

A tutte queste nuove infulenze ambientali, Dino Ventura aggrega le origini greco/occidentali

della sua cultura.

Ci sentiamo molto onorati di avere le sue opere in questa mostra.

Maestro Hugo Palma Ibarra

 


 

CRITICA 2

Mostra personale

Asia - La luce dei sogni, i colori della  realtà.

Galleria Efren Medina - Managua (Nicaragua) 14 aprile 2007

 

Presentacion

A  Dino lo conocí por un cuadro en blanco y negro, una pintura de fuerte impacto visual que revela un gran dominio de esos colores esenciales. Siempre me entusiasmo su poderío de gran colorista de fuertes e intensas texturas. En sus demás cuadros se observan predominantemente su tendencia al abstracto que el cultiva de manera sobria y ponderada, así como sus trabajos informalitas en donde destacan los azules, amarillos, rojos y sobretodo el oro encendido del sol, como diría Rubén Darío.

Dino, entre otros cuadros, ha sabido captar el color variado del trópico y es para mi un honor presentarlo en mi Galería. Una ocasión oportuna para hermanar el arte italiano con el arte nicaragüense.

Abril el mes más caliente y brillante sin más alternativas que pintar.

                                                                                               

Efrén Medina

Managua, 14 de abril 2007

 


 

CRITICA 3

Mostra personale denominata Asia - La luce dei sogni, i colori della  realtà.

Galleria Efren Medina - Managua (Nicaragua) 27 luglio 2007

 

Quando la fine coincide con un inizio si compie un tripudio di magnificenza.

E quando la fine è un’esposizione personale dedicata ‘alla magnifica figlia Asia’, l’arte diviene solo un trampolino di lancio da cui ci si appresta ad andar lontano, per coglierne la perfezione in un futuro, magari quando l’Asia sarà ancora più grande.  

‘Più grande’ come l’arte di Ventura che cresce a dismisura in ogni tratto, in ogni gesto. Orientandosi in nuance decisamente fervide talvolta segna la sua arte di leggeri solchi neri, talvolta apporta integrazioni povere come il cartone che, avvalendosi della leggerezza degli strati, dona corposità all’itera composizione. Tocchi larghi e rapidi si alternano a enormi distese di oro, rapidamente dirette verso la conclusione, fugaci e intente a concludere il loro percorso, pronte a dire della magnificenza di una passione la cui ricerca giungerà in un altrove magari senza confini.

La grandezza dell’astrattismo per Ventura sta nel percorrere una strada  in cui la destinazione è ignota, nella libertà di tratteggiare ciò che la mente è pronta a leggere; la grandezza nell’arte  di Ventura sta, invece, nel riuscire a pronunciare il tutto con tratti confusi, nel materializzare irripetibili eteree sensazioni.

D.ssa Anna Soricaro

 


 

CRITICA 4

Mostra personale denominata " Speranze oltre le nuvole"

presso Museo Scenografico del Costume e della Civilta' Rurale

10 agosro 2009 - Pignola (PZ)

“Non è la letteratura né il vasto sapere che fa l’uomo, ma la sua educazione alla vita reale. Che importanza avrebbe che noi fossimo arche di scienza, se poi non sapessimo vivere in fraternità con il nostro prossimo?”

M.K.Gandhi

 

Qualità artistiche, forza di carattere e amore per l’arte si mescolano con maestria nelle nuove opere di Dino Ventura.

Ogni forma, ogni segno mostrano una precisa e chiara ristrutturazione compositiva basati su una ricerca assoluta della dissoluzione, caratterizzata dall’introduzione della tecnica del “dripping”, garantendo casualità, immediatezza e improvvisazione. Emerge una tecnica elegante, raffinata, di giusto equilibrio, unita da una moderna sensibilità cromatico-materica e ad una rigorosa visione della realtà trasfigurata attraverso una personalissima e intesa empatia che lo lega ad una forte sfera emozionale dell’inconscio.

Nei suoi dipinti aleggiano atmosfere e colori che denotano una solida formazione artistica ricca di significati profondi e simbolici legati ai valori fondamentali della vita. I valori li troviamo in tutto ciò che facciamo e che pensiamo nella vita quotidiana, nei progetti futuri, nelle reazioni di tutti i giorni. Influenzano la nostra persona, i nostri rapporti con gli altri e con la società in cui viviamo.

Il rispetto, la famiglia, l’onore, l’amicizia, il coraggio, la libertà, l’amore. E’ questo che vuole tramandare alle future generazioni attraverso una forma d’arte capace di accogliere le diversità, sia come diversi punti di vista, sia come diverse sensibilità, sia come diverse percezioni che ci arricchiscono liberandoci dagli schemi predefiniti.

 

Prof.ssa Giusi Ciarmoli

 

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Critica 5

Personale di Pittura

SOY CULPABLE

30 ottobre - 20 novembre 2011  -  Galleria Idearte Potenza

TRA SCRITTURE IDEOGRAFICHE”

E “SEGNI LINGUISTICI”.

 

Mentre un pezzo di mondo naufraga nei suoi valori, nei suoi processi, collettivi, economico - politici e nella sua trasparenza etico - morale, gli artisti, gli intellettuali, i letterati s’interrogano. S’interrogano, come del resto hanno sempre fatto, perlomeno da un secolo e mezzo a questa parte, sui fini ultimi dell’esistenza e del loro presente storico. Un esempio per tutti è quello di Paul Gauguin che nel 1897 si chiedeva: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”.

Come ci dimostra, però, Dino Ventura (con questa sua mostra personale che nel titolo riprende una frase del premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchú: “soy culpable” - “sono colpevole”) è che stando l’attuale contesto, a livello mondiale, caratterizzato da repentini “processi disgregativi” a livello, ad esempio, di politiche di gestione delle risorse della terra e caratterizzato, anche, da altrettanto improvvisi “sviluppi aggregativi” a livello di coordinamento delle politiche estere internazionali, alcuni artisti – come nel caso di Dino Ventura - hanno spostato la loro attenzione dalla necessità di “interrogarsi in proprio” su cose diverse dalla cronaca, all’esigenza di “anatomizzare la situazione attuale” puntando il dito sulla cronaca.   

Ed ecco allora che nascono delle opere pittoriche, le più insolite e inconsuete, che nel caso specifico di Dino Ventura assumono la parola, quella scritta, posta direttamente sulla tela, congiuntamente al colore, come espressione di una dimensione creativa nella quale - attraverso l’uso delle “scritture ideografiche” oltre che del “segno linguistico” - si superano i confini esistenti tra l’arte verbale (la poesia) e l’arte visiva (la pittura). Si tratta di un affascinante “processo immaginifico” molto simile, per la verità, a quello che fu del Futurismo, teorizzato da Filippo Tommaso Marinetti e ripreso - tanto per fare dei nomi - da Umberto Boccioni, Fortunato Depero e Giacomo Balla.

E come nel caso anche dei parolibero-futuristi che con le loro logiche innovative misero da parte la concezione classica del quadro facendo esplodere, sulla tela, non solo la bella pittura, ma anche le “parole scritte” (disseminate - sul piano prospettico dell’opera - in forma urlata, appassionata e a tratti irriverente) così Dino Ventura, oggi (attraversando, con forte piglio dinamico e vitalista, la nostra modernità artistica) usa la parola per appoggiare su lucide “partiture informali” (a tratti “minimaliste”) i suoi teoremi sulla rispondenza che esiste tra lo stato d’animo dell’individuo e la realtà, confusionaria e contraddittoria, che lo circonda.     

E non basta. Quale fosse un novello filosofo pitagorico, Dino Ventura intreccia la parola con il numero, in una “ricerca ornata” che lo sta portando a raccogliere, in un lasso di tempo che non possiamo definire a priori, una serie d’immagini, di figure e di forme (ma anche di pensieri e di riflessioni) alle quali l’artista sta attribuendo un numero che va dall’1 al 1.000 e che nella fattispecie, di questa mostra, s’inscrivono tra il numero 700 e il numero 725. Anche in questa pratica di Dino Ventura va letto il segno della sua modernità artistica e della sua maniera, per certi aspetti concettuale, di rapportarsi alla vita e al mondo.   

In fine, ma non in ultimo, occorre apprezzare la trattazione per veli di colore della pittura di quest’artista, il quale non disdegna l’uso dei materiali per mostrare il senso antroposofico e neo umanista (in senso intellettuale) e neo umanitario e umanitaristico (in senso civile) che muove la sua stessa pittura, pur facendo egli tesoro - come analizzato in questo testo - della lezione estetica di alcuni Movimenti artistici del Novecento, ai quali però, egli, non è inscrivibile (del tutto) in nessuno di essi.

 

- Rino Cardone -

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CRITICA 6

Personale di pittura

"Le parole non dette"

Dino Ventura

Galleria Idearte Potenza    15 ott. - 15 nov. 2017

 

Le forme, i colori e le parole. È pittura ricca di suggestioni quella di Dino Ventura. Pittura di significati e di significanti. D’immagini disegnate dalla mente, ancor prima che dal pennello, o dalla spatola. Ed è anche pittura di colori che sollecitano, oltre la vista, l’area creativa della nostra mente. Pittura di segni, di strofe poetiche e di versi tagliati. Pittura che evoca i numeri e il suono tarpato delle parole. C’è un po’ di beat generation statunitense in questo agire pittorico di Dino Ventura. C’è la cultura del frammento letterario. C’è il cut-up di William Burroughs e di Brion Gysin. Ci sono frammenti di poesie. C’è lo spirito delle “parole in libertà” dell’esperienza futurista di Filippo Tommaso Marinetti e di Guglielmo Jannelli. Ma ci sono anche le voci (ideogrammi) che Dino Ventura definisce come le “parole non dette”. Ci sono gli interrogativi esistenziali dell’artista. Uno dei quali è un “ologramma ribaltato” del pensiero sul silenzio di Federico Fellini, in ”La voce della luna” quando il protagonista del film afferma, nella scena finale: “Eppure io credo che se ci fosse un po' più di silenzio, se tutti facessimo un po' di silenzio, forse qualcosa potremmo capire”. Per Dino Ventura è tutt’altra questione. Il dilemma, che lui rappresenta, è invece questo: “Se solo ci fosse meno silenzio”. Il senso di questa sua pittura è lo stesso delle lettere d’amore di Roberto Vecchioni. È quello di voler sollecitare una riflessione sui modi del comunicare, considerando che “c’era una volta in cui si parlava, ora non più”. E c’è anche la volontà, da parte sua, di chiedersi cos’abbia, oggi, senso e cosa lo abbia meno. Di domandarsi che cos’è la poesia e che cos’è l’arte. Quella di Dino Ventura richiama, in alcuni casi in maniera testuale, i versi di Tagore e di Pablo Neruda. Richiama le suggestioni delle pietre colorate - e disegnate di rime - del poeta greco Ghiannis Ritsos. Richiama il concetto che tutte le cose sono numeri come sosteneva Pitagora. Un’arte dunque di rimandi letterari, filosofici e cantautorali. Rimandi impregnati di suggestioni. È cambiato il modo di far pittura di Dino Ventura. Secondo lui “c’è, oggi, più pienezza cromatica”. È questo un modo per dire che il vecchio segno, molto a pennello, si è arricchito di un maggior numero di strati spatolati. C’è ancora il dripping dell'Action Painting americana quello che fu di Jackson Pollock. Ma c’è anche più bitume rispetto alla pittura precedente. C’è l’uso dello straccio, per aspergere il colore sulla tela. Il significato minimale dei lemmi e dei vocaboli - da lui adottati dentro il quadro - si è trasformato in espressioni di senso letterario compiuto. C’è insomma più poesia visiva. E tutto questo senza tradire la sua scelta pittorica, espressiva e concettuale, fondata sulle cromie accese. Altri elementi di novità sono: i collage (realizzati con l’impiego di pezzetti di carta) e i tagli obliqui (eseguiti con l’uso di linee geometriche che aumentano il numero dei piani ottici e focali del quadro). E questo per dare corpo a un’emozione di Tagore che lui ha ripreso in chiave pittorica: “ (…) La mia anima che si diffonde nella tua carne distesa / per uscire migliorata da te (…) ”.

 

                                                                                                                                                                                                                                                        RINO CARDONE